LAMPADA SOSPENSIONE SONORA 490 OR OLUCE VICO MAGISTRETTI

ONORA 490 OR

Nuovo prodotto

La storia di Sonora è la storia di una forma geometrica pura, la semisfera, perseguita da Magistretti per quasi trenta anni come un’ossessione e declinata in numerosi materiali e dimensioni.

    

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Scheda tecnica

AZIENDA OLUCE
PAESE DI PRODUZIONE ITALIA
DESIGNER Vico Magistretti
ANNO DI PRODUZIONE 1976
UTILIZZO INTERNO
STILE MODERNO
COLORE Interno oro, esterno bianco o nero
MISURA ↑ 335 cm Ø 90 cm
MATERIALE STRUTTURA Metallo
LAMPADINE 1 x max 150W - E27
NOTE Per la scelta dei materiali, fare riferimento agli allegati PDF sotto alla descrizione, dove potrete trovare tutte le informazioni i colori e le caratteristiche tecniche oppure contattate il nostro servizio clienti info@liberatosciolicasa.it
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Dettagli

Descrizione

La storia di Sonora è la storia di una forma geometrica pura, la semisfera, perseguita da Magistretti per quasi trenta anni come un’ossessione e declinata in numerosi materiali e dimensioni.

Nata nel 1976 in alluminio tornito raggiungeva già la dimensione di 100 centimetri, nel 1990 viene proposta in vetro soffiato acidato e nel 2003 in metacrilato. Quest’ultima variante tocca, tre anni dopo, la straordinaria misura di 133 centimetri ponendosi come dimostrazione di eccezionalità tecnologica.

Sonora, maldestramente imitata nel mondo intero, è certamente una delle lampade più amate da Magistretti che riconosceva in essa la capacità di illuminare, e soprattutto di caratterizzare, un intero ambiente: sorta di volume contenuto in un altro volume che è la stanza.

Dati tecnici


Lampada a sospensione, a luce diretta e diffusa, in PMMA soffiato. Finitura: bianco coprente esterno, foglia d'oro interno.

490/OR
1 x max 150W - E27
↑ 335 cm Ø 90 cm

Struttura
Metallo bianco

Diffusore
PMMA

Colore diffusore
Interno oro, esterno bianco/nero

Certificazioni
CEUL

Sonora
Anno di produzione: 1976

oluce sonora misure

DESIGNER: Vico Magistretti

Vico Magistretti nasce nel 1920, a Milano, qui si laurea in Architettura nel 1945 e immediatamente entra nello studio del padre Piergiulio. Durante la guerra aveva avuto modo di conoscere sia Gio Ponti al Regio Politecnico che Ernesto N. Rogers in Svizzera. Nell'immediato dopoguerra è attivamente coinvolto nei problemi della ricostruzione: teoricamente, attraverso il MSA (Movimento Studi Architettura) di cui è tra i fondatori, e praticamente, progettando per l'INA - Casa e per il QT8. Partecipa inoltre attivamente alle Triennali, curando numerose sezioni e vincendo alla IX edizione, nel 1951, una medaglia d'oro e alla X, nel 1954, il Granpremio. Tra le architetture più significative progettate a Milano in questo periodo ricordiamo la Torre al Parco, nel 1953-56, il palazzo per uffici in corso Europa, nel 1955-57, e 1'edificio di piazzale Aquileia, 1962-64. Seguono alcune ville uni-familiari, tra cui Casa Arosio ad Arenzano nel 1958, villa Schubert a Ello nel 1960, casa Bassetti ad Azzate nel 1960, casa Gardella ad Arenzano nel 1963. Del 1969-71 è il condominio di Piazza San Marco. Tra le architetture più recenti: la Facoltà di Biologia di Milano, 1978-81, la casa Tanimoto a Tokyo, 1985, e il deposito ATM di Milano Famagosta, 1989. Prolifico designer, vince il Compasso d'Oro nel 1967 per la lampada Eclisse di Artemide, nel 1979 per la Atollo di Oluce e per il divano Maralunga di Cassina. Progetta inoltre per ''De Padova'', Fritz Hansen, Campeggi, Fontana Arte, Fredericia, Kartell. Dal 1967 e membro dell'Accademia di San Luca e del Royal College of Art di Londra, dove è anche visiting professor.

Description

The story of Sonora is the story of a pure geometric shape, the hemisphere, pursued by Magistretti for almost thirty years as an obsession and available in many materials and sizes. Created in 1976 using turned aluminium, it already measured 100 cm. In 1990 it was offered in etched blown glass and in 2003 in methacrylate. Three years later, this last variant measured 133 cm, acting as a demonstration of exceptional technology. Sonora, awkwardly imitated throughout the world, is certainly one of the most popular lamps designed by Magistretti, who recognised in it the ability to illuminate, and especially characterise, an entire environment: a kind of volume that is contained in another volume that is the room.

Technical data


Suspension lamp, giving direct and diffused light, in blown PMMA. Finish: painted white external, gold leaf inner.

490/OR
1 x max 150W - E27
↑ 335 cm Ø 90 cm
↑ 132" Ø 35,4"

Structure
metal

Structure color
white

Diffuser/Reflector
PMMA

Diffuser/Reflector color
inside gold / outside white, black

Certifications
CEUL

Sonora
Year production: 1976

DESIGNER: Vico Magistretti

Vico Magistretti was born in 1920, in Milan. After taking his architecture degree in 1945, he immediately joined his father Piergiulio's firm. During the war, he met both Gio Ponti, at the Regio Politecnico, and Ernesto N. Rogers in Switzerland. In the post-war period he was actively involved in the reconstruction, both on the theoretical side through the MSA (Movement for Architectural Studies), of which he was one of the founders, and on the practical side with projects for INA-Casa and QT8. He also actively participated in the Milan Triennial Exhibitions, as supervisor of various sections, as well as winning a gold medal in the 9th edition of 1951, and the Grand Prize (Granpremio) in the 10th edition of 1954. Among his most important architectural work in Milan during this period we can cite the Torre al Parco (1953-56), the Corso Europa office building (1955-57) and the Piazzale Aquilea building (1962-64). There followed a number of villas, including Arosio house in Arenzano (1958), Schubert villa in Ello (1960), Bassetti house in Azzate (1960) and Gardella house in Arenzano (1953). Finally, the apartment building at Piazza San Marco in Milan dates back to 1969-1971. His more recent work includes: the Milan Faculty of Biology (1978-81), Tanimoto house in Tokyo (1985) and the Famagosta Bus Depot in Milan (1989). A prolific designer, he won the price ''Compasso d'Oro'' in 1967 for the Artemide Eclisse lamp, in 1979 for the Oluce Atollo lamp and for the Cassina Maralunga sofa. He also produced designs for De Padova, Fritz Hansen, Campeggi, Fontana Arte, Fredericia and Kartell. Since 1967 he has been a member of the San Luca Academy and the London Royal College of Art, where he was also visiting professor.

Storia


Fondata nel 1945 da Giuseppe Ostuni, maestro d'arte, Oluce è, nel campo dell'illuminazione, la più antica azienda italiana di design ancora attiva. Prima del conflitto mondiale esisteva infatti la sola Arteluce di Gino Sarfatti, scomparsa alla fine degli anni '90, nel 1948 nasceranno Azucena e Lamperti, nel 1950 Arredoluce e Stilnovo. Saranno però soprattutto Arteluce, Azucena e Oluce a focalizzare, per lunghi anni, il panorama italiano, costituendosi quali centri di incontro per quei progettisti che, fortemente coinvolti dalla ricostruzione prima e dalla nascita della produzione in serie poi, animavano il dibattito milanese: Vittoriano Viganò e i BBPR, Gigi Caccia Dominioni e Ignazio Gardella, Marco Zanuso e infine Joe Colombo.

Già nel 1951 Oluce partecipa, con successo, alla IX Triennale, presentando, nella sezione dell'illuminazione, curata da Achille, Livio e Pier Giacomo Castiglioni, un Luminator disegnato da Franco Buzzi. L'azienda, com'era tipico nella storia di quel periodo, raggiunge subito, grazie alla rivista Domus, un pubblico internazionale. I cataloghi degli anni '50 testimoniano della peculiarità del lavoro di Ostuni, lavoro ancora sostanzialmente da indagare in chiave critica. Un grande successo è sancito da Tito Agnoli con le segnalazioni alla seconda edizione del Compasso d'Oro, nel 1955, di due lampade (il modello da terra 363 e uno speciale modello per libreria). Nel 1956 seguiranno, in rapida sequenza, altre due segnalazioni: per una notevolissima lampada da tavolo in polivinile a lamelle e per un apparecchio a sospensione (mod. 4461) con doppio diffusore in perspex. Fondamentale infine ricordare, nel 1954, l'apparecchio 255/387 (detto ''Agnoli''), esile tige che regge uno spot, a segnare la fine dei paralumi e l'adozione di lampade da terra molto semplificate anche nell'illuminazione domestica.

Oltre ad Agnoli, con Ostuni lavorano: Forti, dimenticato interprete delle nuove esigenze abitative della borghesia milanese, Arnaboldi, Monti e Minale. Ma è alla fine del decennio, e precisamente grazie all'incontro con Joe e Gianni Colombo, che Oluce acquista una più precisa carica rivoluzionaria. I fratelli Colombo (poi solo Joe proseguirà le sue acuminate incursioni nel mondo degli oggetti, dedicandosi Gianni all'arte pura) cercavano un interlocutore in grado di reagire alle loro provocazioni: lo troveranno in Ostuni. Innanzittutto nascerà la lampada da tavolo 281, conosciuta come ''Acrilica'', presente nel catalogo Oluce dal 1962. Curva di spessissimo perspex lungo cui la luce pare risalire, essa rimane da un lato come dimostrazione di un possibile punto di incontro tra arte e design, dall'altro come testimonianza di un uso colto dei nuovi materiali. Medaglia d'oro alla XIII Triennale, la stessa in cui Joe Colombo otterrà anche due medaglie d'argento (per il ''Combi-Center'' e la ''Mini- Kitchen''), ''Acrilica'' posiziona la figura di Joe Colombo tra i grandi interpreti dell'epoca.

Intanto, nel 1963, in produzione dal 1965, Marco Zanuso disegna per Oluce un dimenticato capolavoro, la lampada da tavolo modello 275 con grande diffusore in perspex bianco orientabile a rotazione su di una base in metallo laccato. Nel 1964/66, nuovamente da un materiale, il vetro stampato detto ''Lente Fresnel'', nascerà, con Joe Colombo, la famiglia di lampade stagne da esterno ''Fresnel'' con base in metallo verniciato e diffusore trattenuto da mollette d'acciaio. Seguirà, nel 1965, il gruppo ''Spider'' ove un unico corpo illuminante, disegnato come risposta ad una speciale lampadina a spot orizzontale, veniva montato, grazie ad uno snodo in melamina, in diverse situazioni (casa/ufficio) e su diversi supporti (tavolo/terra/ parete/soffitto), impostando il concetto stesso di ''famiglia'' di lampade. La lamiera stampata, verniciata a fuoco in bianco, in nero, ma anche in arancio e marrone, scorrevole sulla tige cromata lucida, parlava del futuro. Nel 1967 ''Spider'' vince il primo Compasso d'Oro per la Oluce e, nel 1972, è a New York per la indimenticabile mostra ''Italy: the New Domestic Landscape''.

Nel 1967 Colombo è però già più avanti e, con il modello ''Coupé'', conservato al MoMa di New York, propone uno stelo curvo di notevoli dimensioni a sorreggere una elegantissima calotta semicilindrica. La Coupé vince, nel 1968, lo ''International Design Award'' dell'American Institute of Interior Designers di Chicago. Nel 1970 infine, entrata in produzione nel 1972, ad un anno dalla prematura scomparsa di Joe Colombo, nasce la ''Lampada alogena'', necessariamente da allora chiamata ''Colombo''. Prima alogena per interni ad apparire sul mercato, icona insuperata di un design assieme funzionale e contemporaneo. Intanto però alla Oluce è iniziata una nuova importantissima epoca, coincidente con il passaggio della proprietà da Giuseppe Ostuni alla famiglia Verderi e contrassegnata dalla preponderante figura di uno dei grandi maestri del design italiano: Vico Magistretti. Per molti anni Magistretti sarà art director e principale designer della compagnia, lasciando in essa una traccia inconfondibile e un patrimonio di riconoscibilità diffuso nel mondo intero. Kuta, Lester, Nara, Idomeneo, Pascal, Dim, Sonora, Snow, ma soprattutto Atollo, divengono nomi capaci di evocare il prodotto corrispondente. Atollo si trasforma addirittura in una sagoma, una silhouette grafica in grado di suggerire il concetto stesso di ''lampada''.

Atollo, imitata nel mondo intero, ma sostanzialmente inimitabile, vincitrice del Compasso d'Oro nel 1979, presente nelle collezioni permanenti dei maggiori musei di design e arti decorative del mondo, è quindi ormai molto di più che una lampada. È un mito. Il suo segreto sta probabilmente nella costruzione geometrica delle forme: il cono sul cilindro e sopra a tutto la semisfera. Scultura luminosa cui nulla è possibile togliere, nulla è possibile aggiungere. La presenza di Magistretti preserva intanto Oluce da facili incursioni nelle poetiche post-moderne, come è dimostrato dalla presenza in catalogo di numerosi pezzi di Bruno Gecchelin.

All'inizio degli anni '90, sarà il rigore dello svizzero Hannes Wettstein, allora designer emergente, a caratterizzare la filosofi a dell'azienda. Ricordiamo, dello stesso Wettstein, il modello ''Soirée'', esile assemblaggio di alluminio e makrofol. Parallelamente trovano spazio le ironiche provocazioni di Riccardo Dalisi con i modelli ''Sister'' e ''Zefiro''. Nel 1995, Oluce inizia un nuovo corso che, attraverso la art direction di Marco Romanelli, potenzia il successo internazionale e il riconoscimento critico della collezione. La nuova formula si incentra sulla valorizzazione di linguaggi estremamente differenti e personali in particolare appartenenti ad esponenti di spicco della ricerca contemporanea quali l'inglese Sebastian Bergne, lo svizzero Hans Peter Weidmann, gli italiani Laudani&Romanelli. Nel 1997 la lampada ''Estela'' è il primo oggetto in produzione industriale dei fratelli Fernando e Humberto Campana, poetici interpreti del loro lontano Brasile. Nel 2000 con la serie ''Nuvola'' inizia a collaborare con Oluce Toni Cordero. Tra i maggiori architetti italiani della sua generazione, Cordero si impone per le sue forme assolutamente dirompenti e non omologate. ''Nuvola'' sarà il suo ultimo straordinario progetto.

Nel 2001 sassi in bianco vetro di Murano e canne in perspex trasparente popolano lo stand Oluce ad Euroluce. Disegnate da Laudani&Romanelli e da Ferdi Giardini propongono un modo di intendere il design che superi la funzione per farsi poesia. Su questo sentiero prosegue la ricerca di autorevoli voci internazionali che possano declinare le tipologie dell'illuminazione secondo la filosofi a di Oluce. Il compatto gruppo di progettisti si arricchisce allora inglobando l'americano Tim Power, lo scandinavo Harri Koskinen e l'italiano Carlo Colombo. Il nuovo millennio si apre quindi, per Oluce, con nuove collaborazioni e una nuova energia. Da un lato vengono esplorati territori al confine della luce: Ferdi Giardini propone con ''Nerolia'' una lampada diffusore di essenze profumate, Francesco Rota, con ''Ibiza'', un apparecchio da esterno che contiene un sofisticato altoparlante, Laudani&Romanelli, con ''Cand-led'', una candela luminosa svincolata dalla presa e ricaricabile come i telefoni cellulari. Harri Koskinen, il giovane finlandese che è stato capace di rilanciare il design nordico sulla scena internazionale, alla sua prima prova oltre i confini nazionali, immagina, con ''Lamppu'', una lampada da lettura con testa amovibile e utilizzabile come torcia. Ciascuno di questi progetti apre una preziosa linea di ricerca e di innovazione.

Entra infine nella squadra Oluce, con ''Sorane'' prima e quindi con ''Switch'', Oki Sato, ovvero Nendo, il più raffinato tra i nuovi progettisti giapponesi. Ma questa, ormai, non è più la storia dell'Oluce, piuttosto l'apporto della Oluce al design contemporaneo.

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