LAMPADA A SOSPENSIONE CARMEN FONTANA ARTE

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Nuovo prodotto

Lampada a sospensione. Diffusore in metallo verniciato bianco lucido. Cavi di sospensione in acciaio regolabili in altezza. Disco diffusore inferiore in metacrilato satinato.

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969,00 € tasse incl.

Scheda tecnica

AZIENDA Fontana Arte
PAESE DI PRODUZIONE Italia
DESIGNER HÉCTOR SERRANO
ANNO DI PRODUZIONE 2011
UTILIZZO INTERNO
STILE MODERNO
MATERIALE ACCIAIO
COLORE BIANCO
ALTEZZA H 33 + 200 CM DI CAVO
LUNGHEZZA 225 CM
LARGHEZZA / PROFONDITA' DIAMETRO 51 CM
MATERIALE STRUTTURA ACCIAIO
LAMPADINE 3 x 70W HA o 3 x 20W FL E27
PARALUME Acciaio
NUMERO COLLI 1
NOTE Per la scelta dei materiali, fare riferimento agli allegati PDF sotto alla descrizione, dove potrete trovare tutti i colori e le caratteristiche tecniche.
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Dettagli

Lampada a sospensione. Diffusore in metallo verniciato bianco lucido. Cavi di sospensione in acciaio regolabili in altezza. Disco diffusore inferiore in metacrilato satinato.

Suspension lamp. Diffuser in white polished painted metal. Adjustable hanging cables in steel. Lower diffuser disc in satin methacrylate. Dimmable with adequate light sources.

DESIGNER : HÉCTOR SERRANO

Valencia (Spagna), 1974 - Héctor Serrano ha aperto il suo studio a Londra nel 2000, dopo aver conseguito il Master in Industrial Design al Royal College of Arts. Nei suoi progetti riesce sempre a far convivere innovazione tecnologica e design familiare. Per FontanaArte ha progettato la famiglia Carmen, presentata ad Euroluce 2011. Lo studio ha ricevuto diversi riconoscimenti, come il Peugeot Design Award e il "Premio Nacional de Diseños No Aburridos". Nel 2009 è stato inoltre premiato dal magazine di settore AD come "Designer of the Year". I suoi prodotto sono esposti in molte prestigiose istituzioni museali a livello internazionale, tra cui il V&A Museum di Londra, il Cooper-Hewitt di New Yor, il National Design Museum e il Central Museum di Amstem.

Nel 1932 da Luigi Fontana, titolare di una importante industria impegnata nella lavorazione del vetro, e da Gio Ponti*, FontanaArte muove da subito lungo un preciso percorso di ricerca: declinare in nuovi linguaggi espressivi le potenzialità di un materiale come il vetro, la cui identità era stata completamente trasformata dalle possibilità tecniche dell’industria moderna.

Da sempre impegnato nella definizione di una nuova grammatica della decorazione contemporanea, Gio Ponti trova in Pietro Chiesa* un perfetto compagno di strada. Insieme, i due fanno rapidamente di FontanaArte uno dei più importanti protagonisti della elaborazione del paesaggio domestico italiano della prima modernità.

Una ricerca che si nutre della collaborazione con numerosi artisti di primo piano e che trova il proprio terreno privilegiato d’azione nel progetto dei grandi interni borghesi, autentici laboratori sperimentali nei quali mettere a punto i modelli della successiva produzione di serie. Arredi, soprammobili, oggetti d’arte, specchi, lampade: la produzione di FontanaArte coinvolge tutti gli elementi della casa. Ponti e Chiesa sembrano particolarmente interessati al costante confronto fra forme, tecniche e lavorazioni tradizionali con le innovazioni e le possibilità offerte dalla grande produzione industriale.

E’ un dialogo costante e profondo, che costituisce la radice e l’identità stessa dell’azienda. Di questa stagione di straordinaria creatività rimangono ancora oggi tracce importanti nel catalogo di FontanaArte, dove gli oggetti disegnati da Ponti e Chiesa hanno ormai assunto lo statuto del classico. La fine del conflitto mondiale coincide con un radicale mutamento dello scenario sociale e culturale del Paese. Le nuove condizione richiedono una riorganizzazione della produzione così come un ridefinizione dei prodotti. Agli oggetti straordinari, pensati alla scala delle importanti residenze borghesi, si devono sostituire prodotti adeguati alle nuove dimensioni dell’appartamento.

Alla tradizionale clientela d’élite si affiancano ora nuovi acquirenti. Pur nella difficoltà del momento, FontanaArte non cede alle tentazioni del prodotto popolare: nonostante sia ormai entrata nell’orbita di un gruppo multinazionale molto attento alle dinamiche del mercato, le sirene del ‘grande numero’ non riusciranno mai a sedurre fino in fondo FontanaArte. Ciò che cambia non è l’idea della qualità, quanto e soprattutto il linguaggio, dove alla predominante ricerca estetica si comincia ad affiancare una diversa attenzione alle esigenze funzionali d’uso. Del resto, grazie anche alle sperimentazioni degli anni precedenti, anche in Italia si va affermando una nuova cultura del progetto moderno, che trova proprio nel rapporto fra funzione, uso e materiali la propria matrice formale. Pur rimanendo vicino all’azienda, Gio Ponti non è più il direttore artistico. Al suo posto nel 1954 si insedia Max Ingrand*, sotto la cui guida FontanaArte procede, forse senza acuti, ad una progressiva modernizzazione.

A guidare l’evoluzione di FontanaArte è soprattutto il settore dell’illuminazione, dove il rapporto fra tecnica e prestazione, fra forma e progetto, impone un più incisivo rinnovamento. Richiamato nel 1967 alla direzione artistica, Gio Ponti riesce a sintetizzare in alcune lampade straordinarie il senso del percorso compiuto: la serie Pirelli, la Bilia, i Cartocci rimangono tutt’oggi modelli di perfetta compiutezza.

Oltre ai progetti di Ponti non si possono dimenticare alcuni progetti disegnati dall’ufficio tecnico di FontanaArte: tra gli altri la lampada Uovo e alcuni arredi realizzati con semplici lastre di vetro temperato e colorato, esempi di folgorante modernità.

Storia:

Dopo un breve periodo di appannamento, FontanaArte viene acquistata nel 1979 da un gruppo di imprenditori privati, che affida a Carlo Guglielmi la direzione operativa e amministrativa dell’azienda. Immediata la decisione di tornare a orientare la produzione verso la qualità dei prodotti e la moderna cultura del progetto. Alla direzione artistica viene chiamata una giovane Gae Aulenti*, già da qualche anno collaboratrice dell’azienda. Nel rispetto della storia e dell’identità di FontanaArte, Gae Aulenti non impone un rigoroso razionalismo funzionale. Al contrario, coinvolgendo molti progettisti fra loro diversi, giovanissimi o già affermati, imposta una ricerca che esplora le esperienze più espressive del design italiano, accogliendo sia le prime avvisaglie del postmoderno quanto le ricerche dell’arte pop e concettuale, muovendosi fra ascetismo minimale e ludiche ridondanze formali.

Gli anni ‘80 sono per FontanaArte un decennio cruciale. Sicuramente si è trattato di un periodo d’insuperata creatività, che ha colloca definitivamente l’azienda nel novero dei protagonisti assoluti del design italiano e internazionale. Ma sono anche gli anni che sanciscono un decisivo spostamento del baricentro verso il settore dell’illuminazione con un parallelo impegno verso le implicazioni tecnologiche del progetto. Emblematico in tal senso l’incontro di FontanaArte con Piero Castiglioni*, fra i primi a indagare industrialmente le applicazioni delle sorgenti alogene. Non meno importante lo studio della lampada Velo di Franco Raggi*, vero e proprio virtuosismo sperimentale di tecnica vetraria. Ciò non vuol dire rinunciare alla proposta di elementi d’arredo: sollecitato da FontanaArte, Renzo Piano* disegna una libreria utilizzando il vetro quale elemento strutturale e portante.

Il nuovo corso di FontanaArte si concretizza anche in una serie successiva di acquisizioni, che ampliano e completano le competenze e l’offerta di prodotti e soluzioni. Ma, al cuore delle strategie di FontanaArte, si colloca un rinnovato impulso di collaborazioni con grandi architetti italiani e stranieri. Dietro a questa scelta si riconoscono due precisi obiettivi: continuare a alimentare la produzione con la grande cultura del progetto e, allo stesso tempo, espandere l’attenzione oltre ai tradizionale mondo degli interni domestici. L’Associazione per il Design Industriale assegna, nel 1998, a FontanaArte, il premio Compasso d’Oro alla carriera, sottolineando nelle motivazioni come l’azienda, coinvolgendo diversi progettisti, abbia saputo creare nell’ultimo ventennio un vivace clima creativo che ha riqualificato uno dei nomi storici del design italiano.

Nel 2010 FontanaArte entra in Nice spa, gruppo di riferimento internazionale nel settore dell’Home Automation con un’ampia offerta di sistemi integrati per l’automazione di cancelli, garage, sistemi di parcheggio, protezioni solari e sistemi di allarme wireless. Per FontanaArte Nice rappresenta l’opportunità di realizzare una solida base industriale per il futuro e facilitare la ricerca strategica di un nuovo linguaggio internazionale. Luce e movimento: incontro ideale fra due aziende che da sempre puntano su design e innovazione per la casa.

Nel 2012 la lampada da terra Yumi disegnata dall’architetto giapponese Shigeru Ban* riceve due importanti riconoscimenti: viene selezionata per l’ADI Design Index e nominata Best of Year nella categoria lighting dalla rivista americana Interior Design. Nello stesso anno la direzione artistica viene affidata a Giorgio Biscaro, vercellese, classe 1978, che, rapportandosi all’origine della lezione di Gio Ponti sulla casa vivente e confrontandosi con la gloriosa storia di FontanaArte, che proprio nel 2012 compie ottant’anni, presenta in occasione di Euroluce 2013 la nuova collezione di lampade. Una collezione che nasce dalla collaborazione con una nuova generazione di designer internazionali e si caratterizza sia per l’uso di materiali non convenzionali per FontanaArte ma soprattutto per la particolare attenzione alla centralità della persona nell’approccio con la luce. 

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